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Novena natalizia

Storia della Novena 

La genesi della Novena natalizia, che viene proposta ogni anno nella chiesa di san Lorenzo rispettandone lo schema originario, è attribuita ai padri missionari vincenziani di Torino, che a partire dal 1720 la celebravano nella chiesa dell'Immacolata, che i missionari gestivano per la formazione del clero. 

La redazione dei testi e della musica, ad opera del maestro di cerimonie e prefetto di canto Antonio Vacchetta, riprende l'uso medievale di espandere a nove i giorni di preparazione al Natale, inizialmente attestati sulla settimana.

Alle sette antifone O, la cui composizione risale con probabilità al VII Secolo, che con le loro iniziali (O SapientiaO AdonaiO radix Iesse...) formano l'acrostico Ero cras (Verrò domani), se ne aggiunsero presto altre, sino a formare le preces novendiales giunte a noi. 

Diffusione 
Grazie alle missioni popolari portate avanti dai vincenziani, la Novena fu diffusa in Piemonte, e da qui in tutta Italia. La diffusione fu facilitata dal fascino del suo canto e dalla semplicità della melodia. A favorirne la devozione e la diffusione fu Gabriella Marolles delle Lanze, marchesa di Caluso.
 
Questa, che aveva vissuto una giovinezza spensierata, e si era sposata prima con Carlo Agostino di Sale delle Lanze, e poi con il marchese di Saluzzo, rimasta vedova venne ad abitare nei pressi della casa dei vincenziani di Torino, scegliendo come direttore spirituale il superiore, padre Domenico Amosso. E frequentando la chiesa dell'Immacolata restò particolarmente commossa dalle funzioni di preparazione al Natale, per cui stabiliì nelle sue disposizioni testamentarie che si facesse "ogni anno et in perpetuo la suddetta Novena"

La celebrazione 
Lo schema della celebrazione solenne della Novena prevede l'esposizione del Santissimo Sacramento, cui segue l'invitatorio Regem venturum Dominum, con il canto delle profezie. Seguono il polisalmo, così detto poiché costruito componendo vari versetti presi da diversi salmi aventi carattere di invocazione per la venuta del Messia, e l'inno En clara vox redarguit, articolato in strofe di quattro versi. 

Un'antifona maggiore, diversa per ogni giorno della Novena introduce il canto del Magnificat, accompagnato dall'incensazione dell'altare e del Santissimo Sacramento. All'orazione finale cantata dal sacerdote fanno da contrappunto le risposte dei fedeli. La Novena termina con la benedizione.